Riassunto
Istituzioni sanitarie, università e ordini professionali medici, riuniti a Pozzilli per rendere più semplici e rapide le procedure previste dalla legge 10 del 2020.

Donare il proprio corpo alla scienza dopo la morte è una scelta che può contribuire alla formazione dei futuri medici e chirurghi e all’avanzamento della ricerca. In Italia questa possibilità esiste ed è regolata da una legge del 2020. Per promuovere una conoscenza più ampia della donazione e favorire procedure sempre più semplici, rapide e coordinate, l’I.R.C.C.S. Neuromed ha promosso ieri a Pozzilli l’incontro “Donare il corpo alla scienza”.
L’iniziativa ha riunito rappresentanti del Ministero della Salute, delle Regioni, delle Aziende sanitarie, dell’Università e degli Ordini professionali. Al centro dei lavori, il valore scientifico ed educativo della donazione e la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, dall’espressione della volontà del cittadino fino all’accoglienza del corpo presso un Centro autorizzato. Un confronto per favorire modalità operative condivise e un collegamento sempre più efficace tra le istituzioni.
“La legge del 2020 – dice Massimo Pillarella, Referente della Ricerca Neuromed – ha aperto una possibilità straordinaria. A sei anni dalla sua approvazione vogliamo farla conoscere sempre di più e mettere in collegamento tutti i soggetti coinvolti, così da rendere le procedure più agevoli e veloci. L’obiettivo è accompagnare con chiarezza e attenzione la scelta di chi desidera donare il proprio corpo alla scienza.”

La legge prevede che la decisione venga espressa in vita attraverso una dichiarazione di consenso, depositata presso la propria Azienda sanitaria. Il cittadino indica inoltre un fiduciario, una persona incaricata di far conoscere quella volontà al momento del decesso. Le dichiarazioni vengono registrate in una banca dati nazionale gestita dal Ministero della Salute; i Centri di riferimento, una volta comunicato l’exitus, possono quindi verificare la documentazione e le condizioni necessarie per accogliere il corpo.

Accanto ai soggetti direttamente coinvolti nelle procedure, anche i medici di medicina generale e i Comuni possono svolgere un ruolo prezioso nel diffondere informazioni e far conoscere ai cittadini questa opportunità. Proprio alla costruzione di una rete territoriale di comunicazione e collaborazione tra istituzioni, professionisti e cittadini è stata dedicata una sessione dell’incontro.
Neuromed è uno dei 12 Centri di riferimento autorizzati dal Ministero della Salute per ricevere corpi e tessuti donati a fini di studio, formazione e ricerca. La disponibilità di materiale anatomico umano permette ai giovani medici di conoscere direttamente le strutture del corpo e di esercitarsi in procedure complesse, in condizioni che i modelli artificiali non possono riprodurre completamente. Tutte le attività sono soggette a regole specifiche per tutelare il rispetto e la dignità della persona.
“È un’eredità di conoscenza – aggiunge Pillarella – che una persona può lasciare a chi verrà dopo. Abbiamo già visto quanto sia importante per i giovani chirurghi poter studiare, avviare percorsi di ricerca e fare esperienza direttamente sull’anatomia umana. È un’opportunità formativa di grande valore, resa possibile da una decisione libera e generosa. Far conoscere questa possibilità e facilitarne la realizzazione significa dare pieno valore alla volontà dei donatori”.
L’incontro si è articolato in tre sessioni dedicate al quadro normativo e alla banca dati nazionale, alle opportunità per la formazione chirurgica e la ricerca scientifica e, infine, al confronto interregionale sulle possibili forme di collaborazione. Un’occasione per rafforzare una rete capace di valorizzare una scelta individuale che può produrre benefici duraturi per la medicina e per le persone che in futuro riceveranno le sue cure.



