Cibi ultra-processati e salute cardiovascolare: un consenso europeo guida i cardiologi nella pratica clinica

Gli alimenti ultra-processati sono sempre più presenti nelle abitudini alimentari quotidiane e, secondo le evidenze scientifiche accumulate negli ultimi anni, il loro consumo elevato potrebbe avere conseguenze importanti sulla salute cardiovascolare. A richiamare l’attenzione su questo tema è un documento di consenso della Società Europea di Cardiologia pubblicato sull’European Heart Journal, concepito come strumento pratico per i cardiologi, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza clinica sui rischi cardiovascolari associati a questi alimenti e di supportarne la gestione nella pratica quotidiana.

Il lavoro è stato elaborato dal Council for Cardiology Practice della European Society of Cardiology e dalla European Association of Preventive Cardiology, insieme a un gruppo internazionale di esperti coordinato da Luigina Guasti dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, Marialaura Bonaccio dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, Massimo Piepoli dell’Università degli Studi di Milano e Licia Iacoviello della Università LUM di Casamassima e dell’I.R.C.C.S. Neuromed.

Basato su una revisione approfondita degli studi disponibili, il documento non si limita a sintetizzare i dati scientifici, ma offre raccomandazioni pratiche e operative per aiutare i cardiologi a integrare la valutazione del consumo di alimenti ultra-processati e il counselling nutrizionale nella cura di routine. Viene inoltre proposto un approccio graduale alla prevenzione cardiovascolare, con strumenti utili a migliorare la comunicazione con il paziente e favorirne il coinvolgimento attivo.

Secondo il documento, le persone che consumano maggiori quantità di alimenti ultra-processati presentano un rischio più elevato di malattie cardiovascolari e mortalità cardiovascolare. Questi prodotti sono inoltre associati a obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattia renale cronica.

“Gli alimenti ultra-processati, prodotti con ingredienti industriali e additivi, hanno progressivamente sostituito molti modelli alimentari tradizionali – dice Luigina Guasti, professoressa associata di Medicina Interna all’Università dell’Insubria -. Le ricerche internazionali suggeriscono che questi alimenti siano associati a diversi fattori di rischio cardiovascolare, come obesità, diabete e ipertensione, oltre che al rischio di sviluppare malattie cardiache e di morirne. Tuttavia, questa consapevolezza non è ancora entrata pienamente nella pratica clinica cardiologica”.

Tra i dati riportati nel documento, gli adulti con il più elevato consumo di alimenti ultra-processati mostrano fino al 19% in più di rischio di malattie cardiache, il 13% in più di rischio di fibrillazione atriale e fino al 65% in più di rischio di mortalità cardiovascolare rispetto a chi ne fa un consumo ridotto. Il documento sottolinea inoltre che il consumo di questi prodotti è in crescita in molti Paesi europei.

Gli autori invitano i cardiologi a includere sistematicamente la valutazione del consumo di alimenti ultra-processati nell’anamnesi alimentare dei loro pazienti, soprattutto in presenza di rischio cardiovascolare, e a discutere strategie concrete per ridurne il consumo, integrando queste indicazioni nei percorsi di prevenzione.

“Le associazioni tra alimenti ultra-processati e malattie cardiovascolari sono coerenti e biologicamente plausibili. – dice Marialaura Bonaccio, epidemiologa senior dell’I.R.C.C.S. Neuromed – Gli alimenti ultra-processati aumentano il rischio cardiovascolare soprattutto favorendo obesità, diabete, ipertensione e alterazioni dei grassi nel sangue. Tendono inoltre ad avere elevate quantità di zuccheri, sale e grassi poco salutari. A questo si aggiungono additivi, contaminanti e modifiche della struttura degli alimenti che possono favorire infiammazione, alterazioni metaboliche, cambiamenti del microbiota intestinale e sovralimentazione.”

Il documento evidenzia inoltre che, anche in ambito clinico, molte linee guida alimentari continuano a concentrarsi soprattutto sui nutrienti, mentre il grado di trasformazione industriale degli alimenti riceve ancora un’attenzione limitata. In questa prospettiva, il documento di consenso della Società dei Cardiologi Europei si inserisce in un quadro più ampio di strategie di salute pubblica e di politiche alimentari, promuovendo un approccio integrato e centrato sugli alimenti per migliorare la salute cardiovascolare.

“Le ricerche sugli alimenti ultra-processati si sono sviluppate in particolare negli ultimi dieci anni. – ricorda Licia Iacoviello, responsabile UOR di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed e professore ordinario di Igiene all’Università LUM di Casamassima – E’ necessario perciò che la prevenzione delle malattie cardiovascolari, anche nella pratica clinica, non si concentri, come ancora avviene, sui nutrienti, ma anche sul grado di trasformazione industriale degli alimenti. Anche prodotti con un buon profilo nutrizionale possono infatti risultare dannosi se altamente processati.”

Gli autori sottolineano infine la necessità di ulteriori studi di intervento a lungo termine per comprendere meglio gli effetti della riduzione degli alimenti ultra-processati sulla salute cardiovascolare e chiarire il ruolo di additivi, composti derivati dalla lavorazione industriale e modifiche della struttura degli alimenti, con l’obiettivo di fornire indicazioni sempre più precise e utili ai cardiologi nella gestione dei loro pazienti e nei programmi di prevenzione della popolazione sana.

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Ultra-processed foods, lifestyle management, and cardiovascular diseases: a clinical consensus statement of the European Society of Cardiology Council for Cardiology Practice and the European Association of Preventive Cardiology of the European Society of Cardiology”, by Luigina Guasti et al. European Heart Journal.

DOI: https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehag226