Schizofrenia, studio Neuromed approfondisce le alterazioni dei mitocondri

Riassunto

La ricerca, condotta su modelli animali, chiarisce meglio come cambiano queste strutture cellulari, fondamentali per fornire energia alle cellule, mettendo in evidenza differenze tra maschi e femmine.

Milena Cannella, Tiziana Imbriglio, Laura Norma

Tra i diversi meccanismi biologici studiati nella schizofrenia, una patologia psichiatrica complessa che può interessare diversi aspetti del pensiero, della percezione e del comportamento, le alterazioni dei mitocondri rappresentano, da studi recenti, un importante filone di ricerca. Queste strutture cellulari non solo forniscono gran parte dell’energia necessaria alle cellule, ma partecipano anche a numerosi processi essenziali per il loro funzionamento, e diversi studi hanno indicato che alcune delle loro funzioni possono risultare alterate nella malattia psichiatrica. Resta però ancora da comprendere con precisione quali meccanismi siano coinvolti e quale possa essere il loro significato clinico.

Una ricerca, condotta dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli e dalla Sapienza Università di Roma, ha analizzato, su modelli animali, un ampio insieme di proteine coinvolte non solo nella produzione di energia, ma anche nei processi attraverso i quali i mitocondri cambiano forma, vengono rinnovati e mantengono la propria efficienza. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Mitochondrion, ha inoltre fatto emergere differenze tra i due sessi nelle alterazioni patologiche.

“Il nostro obiettivo – dice la dottoressa Tiziana Imbriglio, ricercatrice dell’IRCCS Neuromed – era ottenere una visione il più possibile ampia delle modificazioni che interessano i mitocondri nella schizofrenia. Abbiamo analizzato numerose proteine coinvolte nei diversi processi che contribuiscono al loro funzionamento. I risultati hanno evidenziato alterazioni che riguardano più aspetti della funzionalità mitocondriale. Questo ci permetterà di individuare con maggiore precisione i meccanismi sui quali indirizzare le prossime ricerche”.

Uno degli elementi più interessanti emersi dallo studio riguarda le differenze tra maschi e femmine. Alcune delle proteine analizzate mostrano infatti variazioni differenti nei due sessi, sia nei meccanismi legati alla produzione di energia sia in quelli che regolano il rinnovamento e l’organizzazione dei mitocondri. Si tratta di un dato particolarmente interessante perché differenze tra uomini e donne sono già note nella schizofrenia, ad esempio per età di esordio, caratteristiche dei sintomi e risposta ai trattamenti.

“Le differenze tra uomini e donne nella schizofrenia sono conosciute da tempo sul piano clinico – spiega la dottoressa Laura Norma, dottoranda e specializzanda dell’Università La Sapienza – ma i meccanismi biologici che possono contribuire a determinarle sono ancora in gran parte da chiarire. Nel nostro modello osserviamo che anche alcune alterazioni mitocondriali seguono modalità diverse nei maschi e nelle femmine. È un’indicazione molto interessante, soprattutto se la consideriamo alla luce delle differenze cliniche osservate”.

“Saranno necessarie ulteriori ricerche – commenta la dottoressa Milena Cannella, ricercatrice dell’IRCCS Neuromed – per capire se le alterazioni che abbiamo osservato nel modello animale, siano effettivamente presenti anche nelle persone affette da schizofrenia”.

“La caratterizzazione delle proteine coinvolte – aggiunge il professor Ferdinando Nicoletti Ordinario di Farmacologia presso l’Università Sapienza di Roma e Responsabile del Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed – ci offre quindi una base più precisa per gli studi successivi e può aiutarci a individuare i meccanismi maggiormente alterati. In prospettiva, questo potrebbe contribuire ad identificare nuovi bersagli sui quali ricercare possibili interventi terapeutici”.

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Laura Norma, Tiziana Imbriglio, Rosamaria Orlando, Luisa Di Menna, Valeria Bruno, Giuseppe Battaglia, Milena Cannella, Ferdinando Nicoletti, Changes in protein markers of the mitochondrial respiratory chain and quality control in a mouse model of psychosis, Mitochondrion, Volume 92, 2027, 102220.

DOI: https://doi.org/10.1016/j.mito.2026.102220

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