Riassunto
I ricercatori hanno studiato gli effetti di un antidepressivo già utilizzato nella pratica clinica, individuando uno dei possibili meccanismi attraverso cui riduce la proliferazione delle cellule tumorali in vitro.

Il Glioblastoma è il tumore cerebrale primitivo più comune e aggressivo negli adulti. Sebbene siano stati compiuti notevoli progressi in ambito chirurgico, radioterapico e farmacologico, gli esiti per i pazienti rimangono insoddisfacenti, evidenziando la necessità di nuove strategie terapeutiche in grado di potenziare e integrare i trattamenti esistenti.
In questo contesto si inserisce uno studio, pubblicato sulla rivista Cells, nato dalla collaborazione tra l’Unità di Neuropatologia, diretta dalla dottoressa Antonella Arcella, e quella di Neurofarmacologia, diretta dal professor Ferdinando Nicoletti, dell’I.R.C.C.S. Neuromed.
La ricerca ha analizzato l’azione della vortioxetina, un farmaco impiegato nel trattamento della depressione, su cellule tumorali ottenute dalla biopsia di pazienti Neuromed affetti da Glioblastoma. Lo studio si concentra sui meccanismi biologici osservati nelle cellule tumorali e contribuisce a comprendere meglio come questa molecola possa interferire con la loro crescita in condizioni sperimentali.
Utilizzando cinque colture cellulari da pazienti, i ricercatori hanno osservato una elevata riduzione della proliferazione delle cellule tumorali dopo il trattamento con vortioxetina. Lo studio ha inoltre confrontato l’effetto del farmaco con quello di analoghi antidepressivi, evidenziando l’esclusiva attività della vortioxetina nel modello sperimentale utilizzato.
L’aspetto più innovativo del lavoro riguarda l’individuazione di uno dei possibili meccanismi coinvolti. Attraverso analisi bioinformatiche, studi di espressione genica ed esperimenti farmacologici, i ricercatori hanno identificato come principale potenziale mediatore dell’azione della vortioxetina il recettore della serotonina 5-HT1B. Secondo gli autori, l’attivazione di questo recettore sarebbe responsabile dell’effetto antiproliferativo osservato nelle cellule di glioblastoma.
“Il nostro obiettivo era comprendere meglio attraverso quali meccanismi una molecola già nota possa interferire con la crescita delle cellule di glioblastoma – dice la dottoressa Arcella – Individuare terapie recettoriali rappresenta un goal importante per orientare le ricerche future verso la medicina di precisione”.
Le dottoresse Veronica Russo, Miriam Russo e M. Antonietta Oliva puntualizzano che i risultati sono stati ottenuti esclusivamente in modelli cellulari ma che attualmente, esistono già trial clinici internazionali di fase II come ReVoGlio, promosso dall’Università di Zurigo. Nel frattempo, la ricerca di base continua a chiarirne i possibili meccanismi d’azione.



