La spirometria: un test semplice per misurare la salute dei polmoni

Il professor Alessandro Sanduzzi Zamparelli

Un respiro profondo, poi un soffio deciso nel boccaglio dell’apparecchio. Bastano pochi minuti per ottenere informazioni preziose sullo stato di salute dei nostri polmoni. La spirometria semplice è un esame rapido e non invasivo, il punto di partenza per valutare la funzionalità respiratoria e individuare in tempo eventuali alterazioni del respiro.

“La spirometria semplice – spiega il professor Alessandro Sanduzzi Zamparelli, già professore ordinario di Malattie Respiratorie all’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’ e specialista in malattie respiratorie presso l’IRCCS Neuromed – ci fornisce informazioni sulla componente bronchiale, quella che riguarda i flussi d’aria. È indicata quando si sospettano patologie ostruttive come l’asma o la broncopatia cronica ostruttiva (BPCO), tipica dei fumatori. È il test di base, un primo livello di indagine che consente di valutare se il flusso d’aria nei bronchi è normale o se vi sono segni di una limitazione al passaggio dell’aria”.

Attraverso la cosiddetta curva flusso-volume, il medico può valutare quanto aria viene espulsa e con quale velocità: parametri come il volume espirato nel primo secondo o la capacità vitale forzata consentono di rilevare anche i primi segni di ostruzione bronchiale. “È importante – sottolinea il professore – perché la diagnosi precoce consente una terapia tempestiva, e in molti casi può rappresentare uno stimolo in più per i fumatori, spingendoli a smettere quando vedono nel referto i segni di un danno bronchiale”.

Ma la spirometria non si limita a questo livello. In alcuni casi, il medico può richiedere esami più approfonditi, in grado di descrivere il funzionamento dell’intero apparato respiratorio. “La pletismografia, o spirometria globale, ci dà informazioni ulteriori rispetto alla semplice, cioè ci dice quanta aria riesce a entrare nei polmoni del paziente. – spiega Sanduzzi Zamparelli – In pratica, mentre la spirometria semplice misura i flussi d’aria, quella globale valuta anche i volumi polmonari, quindi la capacità totale dei polmoni e l’aria che resta intrappolata dopo l’espirazione”. È un’indagine utile nei casi di sospetta malattia restrittiva, quando i polmoni non riescono a espandersi completamente, o di enfisema, in cui resta troppa aria intrappolata negli alveoli.

A un livello ancora più profondo si colloca la DLCO, la diffusione alveolo-capillare, che misura la capacità dei polmoni di scambiare gas, ossigeno e anidride carbonica, attraverso la sottile membrana che separa l’aria dal sangue. “Questo test – aggiunge il professore – trova indicazione soprattutto in situazioni come la sospetta fibrosi polmonare o l’enfisema, che rappresenta l’evoluzione della BPCO. Ci permette di capire se la superficie di scambio, quella che consente all’ossigeno di entrare nel sangue, è ancora efficiente”.

Tutti questi test, dal più semplice al più complesso, richiedono la collaborazione del paziente. “Non è come un elettrocardiogramma, dove basta applicare gli elettrodi – osserva Sanduzzi Zamparelli – Qui il paziente deve partecipare attivamente, inspirando ed espirando secondo le istruzioni dell’operatore, in modo completo e deciso. Se manca collaborazione, l’esame non è valutabile”.

Anche la preparazione è importante per ottenere risultati attendibili. “Chi fuma dovrebbe evitare la sigaretta nelle dodici ore che precedono l’esame – spiega – e chi utilizza inalatori per asma o BPCO deve sospenderli almeno ventiquattr’ore prima, perché potrebbero migliorare temporaneamente la funzione respiratoria e falsare i risultati”.

La spirometria, nelle sue diverse forme, è quindi non solo uno strumento diagnostico, ma anche un efficace mezzo di prevenzione. In occasione delle giornate di screening organizzate dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT), dedicata alle donne fumatrici o ex fumatrici, questo test viene utilizzato per individuare precocemente alterazioni della funzione respiratoria, anche in assenza di sintomi evidenti.

“Oltre a non fumare – ricorda il professore – è fondamentale evitare il fumo passivo. Ci sono molte persone che, pur non fumando, respirano il fumo di chi vive con loro e finiscono per essere fumatori involontari. Quanto all’inquinamento, poco possiamo fare direttamente: spetta alle istituzioni intervenire. Ma uno stile di vita sano, trascorrere tempo all’aria aperta, camminare regolarmente, sono gesti semplici e di grande valore per la salute dei polmoni”.

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