Riassunto
Una procedura di Medicina rigenerativa per alleviare il dolore cronico nei casi non sottoposti a intervento chirurgico.

Una procedura di Medicina rigenerativa per alleviare il dolore cronico nei casi non sottoposti a intervento chirurgico
La cartilagine che riveste le articolazioni, con il tempo, perde elasticità e si consuma. È questo il meccanismo alla base dell’artrosi, una delle patologie cronico-degenerative più diffuse: secondo i dati ISTAT del 2022, insieme all’artrite riguarda circa il 14% della popolazione italiana. Le articolazioni più colpite sono quelle sottoposte al peso del corpo – ginocchia, anche e colonna vertebrale – ma possono essere interessate anche mani, piedi e spalle.
Nei casi in cui non è previsto l’intervento chirurgico, la gestione del dolore diventa l’obiettivo principale. Accanto alle terapie più tradizionali si stanno affermando trattamenti di nuova generazione basati sul trapianto di cellule staminali mesenchimali, cellule naturalmente presenti nel tessuto adiposo del nostro organismo che, opportunamente trattate, possono contribuire a ridurre il dolore da artrosi.
Il trattamento è già parte della pratica clinica del Centro di Medicina del Dolore dell’I.R.C.C.S. Neuromed, insieme ad altre tecniche come la crioterapia e la radiofrequenza pulsata, che agisce modulando le citochine coinvolte nei processi infiammatori.
La cellula mesenchimale – spiega il dottor Bruno De Meo, del Centro Medicina del Dolore – è il precursore dei tessuti connettivi che danno origine a osso, legamenti, menisco: i tessuti di sostegno del nostro organismo. “Quella che effettuiamo è una procedura di medicina rigenerativa, utilizzata in tutti quei casi in cui non si ricorre all’intervento di impianto di protesi. Tentiamo cioè di riparare l’osso e il legamento danneggiato da artrosi, o da altre patologie”.
Ma quali sono i casi indicati per questo trattamento?
“Parliamo di artrosi al ginocchio severa e non operabile a causa di condizioni patologiche, oppure di pazienti che scelgono di non sottoporsi all’intervento. È indicato anche negli stadi iniziali di artrosi, quando non c’è ancora indicazione chirurgica, soprattutto nei pazienti giovani per i quali si tende ad allungare i tempi prima di arrivare all’impianto di una protesi”.
I danni da artrosi sono localizzati soprattutto a livello delle grandi articolazioni (anca, ginocchio, spalla, caviglia), ma possono interessare anche strutture più piccole e difficilmente operabili, come le faccette articolari (le piccole articolazioni nella parte posteriore della colonna) o l’articolazione sacroiliaca, che collega la colonna al bacino. “In futuro – osserva De Meo – andremo sempre più verso la riparazione di queste articolazioni quando si vuole evitare l’intervento chirurgico”.
Ridurre l’infiammazione significa anche alleviare il dolore cronico, che spesso spinge i pazienti a considerare la chirurgia protesica. “In realtà la vera indicazione all’intervento – precisa lo specialista – è rappresentata dai deficit funzionali del movimento. Con questi trattamenti cerchiamo di dare una possibilità diversa al paziente: calmare il dolore o prevenire un ulteriore degrado dell’articolazione già in fase degenerativa. Così possiamo limitare il peggioramento e rimandare l’intervento chirurgico, se questo fosse necessario”.
I pazienti candidati sono soprattutto giovani con un danno articolare in fase iniziale, ma anche persone con stadi avanzati di malattia che non possono essere operate per patologie concomitanti, ad esempio problemi cardiaci gravi.
Come si svolge il trattamento?
“Preleviamo il tessuto adiposo dall’addome del paziente, ricco di cellule mesenchimali – spiega De Meo – lo lavoriamo con una tecnica che consente di estrarle, quindi iniettiamo il preparato nell’articolazione interessata, in questo caso nel ginocchio”.
E quando il paziente non ha abbondante tessuto adiposo?
“Nel paziente magro – conclude – possiamo utilizzare tecniche specifiche che permettono di prelevare la quantità necessaria da altre sedi corporee”. Una procedura di medicina rigenerativa, che non sostituisce l’intervento chirurgico, ma offre un supporto concreto per gestire il dolore cronico da artrosi.



