Una strategia combinata per la spasticità degli arti superiori: crioneurolisi e tossina botulinica insieme

Un approccio che integra la crioneurolisi con l’uso mirato della tossina botulinica di tipo A può offrire nuovi benefici nel trattamento della spasticità degli arti superiori, soprattutto nei casi più complessi in cui è fondamentale ridurre la rigidità senza compromettere la funzione della mano. È quanto emerge da un lavoro pubblicato sulla rivista Toxins, firmato da ricercatori dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, dell’Università degli Studi Link Campus di Roma e del Biomedical Research Center di Salerno diretto dal dottor Alfonso Forte.

La spasticità degli arti superiori è una condizione frequente in molte patologie neurologiche e può rendere difficili gesti quotidiani come l’igiene personale, la vestizione o il semplice posizionamento del braccio. Tra i trattamenti più utilizzati c’è la tossina botulinica, che viene iniettata in alcuni muscoli per ridurne l’eccessiva contrazione e favorire movimenti più fluidi. Nei quadri più gravi, però, il controllo della rigidità a livello della spalla e del gomito può richiedere dosaggi elevati, con il rischio di indebolire anche i muscoli necessari ai movimenti fini della mano.

In questo contesto si sta facendo strada una tecnica mini-invasiva chiamata crioneurolisi, che agisce sui nervi periferici attraverso un’applicazione controllata di freddo. Guidata dall’ecografia, una piccola sonda raggiunge il nervo da trattare e ne riduce temporaneamente la capacità di trasmettere i segnali che alimentano la spasticità. L’effetto non è definitivo: nel tempo il nervo recupera la sua funzione.

Lo studio pubblicato su Toxins descrive il trattamento di una paziente con una forma neurodegenerativa caratterizzata da una grave spasticità degli arti superiori. I ricercatori hanno scelto di utilizzare la crioneurolisi sui nervi maggiormente coinvolti nelle posture rigide di spalla e gomito, e successivamente la tossina botulinica su alcuni muscoli dell’avambraccio e della mano, con l’obiettivo di migliorare il controllo della spasticità senza compromettere le funzioni residue più importanti.

Luigi Di Lorenzo

A distanza di un mese dal trattamento, la paziente ha mostrato una netta riduzione della spasticità, la scomparsa del dolore durante i movimenti, un miglioramento dell’ampiezza di movimento della spalla e una maggiore facilità nelle attività quotidiane. La funzione della mano, essenziale per l’uso del computer e per la comunicazione, è rimasta preservata, senza effetti collaterali rilevanti.

La nostra ricerca – dice il professor Luigi Di Lorenzo, del Centro di Medicina del Dolore e Professore Associato di Medicina Fisica e Riabilitazione, Università degli Studi Link Campus – suggerisce che, in alcuni casi, intervenire in modo mirato sui meccanismi che alimentano le posture rigide più invalidanti può consentire un miglioramento complessivo, mantenendo al tempo stesso funzioni che per il paziente sono fondamentali”.

Accanto al caso clinico, gli autori hanno condotto una revisione della letteratura scientifica sull’uso della crioneurolisi nel trattamento della spasticità dell’arto superiore. Gli studi disponibili, seppure ancora basati su numeri limitati, indicano in modo abbastanza coerente una riduzione del tono muscolare, un miglioramento della mobilità articolare e un buon profilo di tollerabilità della procedura.

Carmine D’Avanzo

L’idea – aggiunge il dottor Carmine D’Avanzo, Responsabile dell’Unità di Neuroriabilitazione I.R.C.C.S. Neuromed – non è sostituire la tossina botulinica, ma affiancarla in modo ragionato, costruendo strategie personalizzate che tengano conto non solo della riduzione della rigidità, ma anche della conservazione delle capacità funzionali residue”.

Guardando al futuro, questo tipo di approccio potrebbe aprire nuove prospettive nella gestione della spasticità complessa, soprattutto nei pazienti in cui è necessario trovare un equilibrio delicato tra controllo del tono muscolare e tutela dell’autonomia.

Si tratta – conclude Di Lorenzo – di una linea di ricerca che merita di essere approfondita con studi più ampi e strutturati, per capire quali pazienti possano trarne il maggior beneficio e come integrare al meglio queste tecniche nei percorsi riabilitativi, in un’ottica sempre più personalizzata”.

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Di Lorenzo, L.; De Meo, B.; Forte, A.M.; Forte, F.; Palmieri, V.; Pirraglia, N.; D’Avanzo, C. Exploratory Use of Proximal Cryoneurolysis and Distal Botulinum Toxin Type A for Upper-Limb Spasticity: A Case Report with Scoping Review. Toxins 2026, 18, 66. https://doi.org/10.3390/toxins18020066