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Capire meglio i rischi legati all’ambiente di lavoro attraverso il confronto con le abitudini di vita

Un approccio innovativo alle patologie legate al mondo del lavoro. È su questo argomento che si è incentrato il corso ECM “Influenze di esposizioni occupazionali, ambientali e climatiche sul rischio di malattie cronico-degenerative nella popolazione italiana”, che si è svolto oggi nel Centro Neurobiotech di Caserta.

Il convegno ha rappresentato l’occasione per presentare i risultati di una importante collaborazione tra l’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), l’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) e l’Università dell’Insubria di Varese. Un progetto di ricerca congiunto che mira ad identificare l’influenza di vari fattori di rischio modificabili (stili di vita, inquinamento ambientale e altre esposizioni occupazionali) sul rischio incidente delle principali patologie attribuibili all’esposizione occupazionale (patologie neurodegenerative, tumorali, respiratorie), mediante approcci di tipo epidemiologico e l’integrazione di fonti di dati di natura amministrativa.

Proprio le possibili interazioni tra i diversi fattori di rischio rappresentano un punto di partenza importante per l’identificazione di nuovi target predittivi delle malattie cronico-degenerative, come anche delle patologie acute quali le infezioni virali. L’evento, che ha visto la presenza di esperti nazionali nel settore dell’epidemiologia molecolare, ambientale, occupazionale e degli stili di vita, ha affrontato anche il tema sempre più urgente del cambiamento climatico e dei possibili effetti sulla salute.

Una caratteristica particolare di questo progetto – ha detto Licia Iacoviello, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed e Professore ordinario di Igiene e Salute pubblica all’Università dell’Insubria di Varese – è che ci permette di valutare l’esposizione a fattori di rischio ambientali e lavorativi rispetto a tutta una serie di abitudini di vita della persona. Questo ci permette di capire se il rischio di quella specifica persona è veramente dovuto all’esposizione ambientale legata alla sua occupazione o non è piuttosto ‘confuso’ da altri fattori, come una ad esempio cattiva alimentazione, una scarsa attività fisica o l’abitudine al fumo”.

Il progetto portato a termine insieme all’Istituto Neuromed di Pozzilli, nell’ambito delle attività di ricerca dell’INAIL – ha aggiunto Stefania Massari, prima ricercatrice del Laboratorio di Epidemiologia Occupazionale e Ambientale dell’INAIL – ha consentito di mettere a punto delle metodologie per stimare i rischi di malattie e di decessi per specifici settori occupazionali, con un valore aggiunto: mettere insieme non soltanto l’esposizione occupazionale ma anche quella ambientale, valutando così il contributo di fattori di confondimento normalmente presenti nella vita quotidiana dei lavoratori. In questo sono stati preziosi i dati del Progetto Moli-sani, che sono stati integrati con la storia lavorativa delle persone. È stato quindi possibile stimare l’esposizione occupazionale sulla base del comparto lavorativo di appartenenza dei singoli lavoratori. In particolare, ci siamo focalizzati su malattie di rilevante interesse per la mission del nostro Istituto, come le patologie neoplastiche, ma abbiamo voluto estendere l’analisi anche alle malattie neurodegenerative e respiratorie, una branca di patologie estremamente interessanti dal punto di vista occupazionale. Possiamo sicuramente dire che questo progetto ci ha arricchito molto perché ci ha messo a disposizione un insieme di informazioni che normalmente non possiamo recuperare dai semplici dati di tipo amministrativo”.

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